(di Massimo De Simoni)

 

Il gesto con il quale l’Elemosiniere del Papa, Cardinale Konrad Krajewski, ha riallacciato l’utenza elettrica nel palazzo occupato di Roma merita delle considerazioni che non sono certamente quelle banali ed inutili fatte da chi ha invitato il porporato a pagare le bollette scadute, soprattutto se certi consigli arrivano da chi tra un comizio e l’altro non dimentica mai di fare la sua provocazione quotidiana ai danni dei più deboli e indifesi.

Ci si stupisce perché qualcuno assume (finalmente!) in modo deciso ed autorevole la difesa degli ultimi e dei dimenticati; dimenticati dalle istituzioni, ma non dal Papa che ha denunciato i limiti e tutta l’insufficienza della “società dello scarto” ovvero di un sistema economico e di mercato che abbandona al proprio destino troppe persone, cercando delle insensate giustificazioni che hanno come comune denominatore la mancanza di rispetto per la persona umana, indipendentemente dalla sua origine o condizione sociale; la diversità che diventa una vergogna da nascondere, la povertà che viene trattata come se fosse una colpa.

L’azione dell’Elemosiniere del Papa merita un pensiero che vada oltre la valutazione formale del gesto e che cominci ad interrogarci anche sul tema della giustizia e non solo su quello della legittimità.

Chi si pone nella vicenda politica e sociale da cattolico democratico, da credente o anche solo da persona che ha a cuore la dignità umana dei suoi simili, si troverà sempre più spesso a dover distinguere tra ciò che è soltanto legittimo e ciò che è (oltre che legittimo) anche giusto.

Dobbiamo iniziare a dire con forza che è giusto ciò che mette l’uomo al centro dell’azione politica e delle attività economiche; dobbiamo dire con chiarezza che per noi è giusta la società che individua la persona umana come fine e non come strumento.

Se ad esempio una norma nuova e criminale dovesse legittimare il non-salvataggio in mare di chi sta annegando, questo rimarrebbe sempre e comunque un atto di grave ed ingiustificabile ingiustizia contro persone deboli e indifese; e purtroppo la storia del mondo è piena di crimini che il potente di turno ha cercato di legittimare coniando delle norme di convenienza.

In questa fase storica (ancor più che nel passato) le azioni e i comportamenti contano più delle affermazioni astratte o di principio.

Il Cardinale che si cala nel pozzo del palazzo occupato è la rappresentazione plastica della Chiesa come “ospedale da campo” tanto cara a Papa Francesco, che non perde occasione per invitare tutti a passare “dal dire al fare”, iniziando egli stesso ad adottare uno stile fatto di sobrietà e di schiettezza; quella schiettezza, avvolte anche ruvida, ci invita a riflettere e a metterci in gioco ed è un’opportunità da non perdere per cambiare noi e ciò che ci circonda.