(di Massimo De Simoni)

 

In questi caldi giorni di agosto si sono viste su giornali e social le foto di Salvini sulla spiaggia che ballava tra cubiste e bagnanti in una condizione che ha suscitato diversi commenti (e anche alcune facili battute) soprattutto per il confronto fotografico che alcune testate hanno proposto con grandi personaggi di stagioni politiche diverse. Aldilà delle considerazioni che ognuno può fare sullo stile esibito dal ministro in questione e senza scadere nel perbenismo di maniera, la cosa che colpisce è che molto spesso le differenze che vengono sottolineate attengono quasi esclusivamente all’abbigliamento; può capitare quindi di vedere accostate a Salvini (e relative cubiste) le foto di Aldo Moro, Alcide De Gasperi ed altri uomini politici in vacanza con commenti solo sulle differenze del vestiario.

Non si tratta di nostalgia per la giacca in spiaggia di Moro o per le letture vacanziere di De Gasperi in greco e latino, ma di rispetto del ruolo istituzionale e di rappresentanza dei cittadini; un rispetto che il 2 agosto avrebbe dovuto consigliare al vice premier leghista di andare a Bologna per la ricorrenza della strage alla stazione, anziché al Papeete di Milano Marittima.

Si rischia, in altre parole, di derubricare a mera notizia di moda e costume quello che invece è un vero e proprio degrado culturale che sta interessando il paese e la politica che ne è espressione prevalente in questo momento e che purtroppo dispiega i suoi effetti nefasti ben oltre i confini della spiaggia romagnola.