Andò per suonarle, ma fu suonato

(di Massimo De Simoni)

Se c’era qualche dubbio sull’inopportunità di aprire questa crisi in pieno agosto, ieri è arrivata la conferma dal dibattito tenutosi in Senato. Una crisi aperta tra un cocktail e l’altro, molto influenzata probabilmente anche dal caldo e dai colpi di sole a causa dell’eccesiva frequentazione delle spiagge da parte del Ministro dell’interno, lo stesso che (per attenersi al gergo da spiaggia) si è ritrovato a cadere nella buca che aveva scavato per altri.

Abbiamo infatti visto una squallida commedia nella quale Salvini ha presentato la mozione di sfiducia nei confronti del governo (del quale continua a far parte) per poi ritirarla, ha indicato le elezioni come unica soluzione possibile per poi dichiararsi disponibile a proseguire l’azione di governo con i cinque stelle.

Abbiamo quindi assistito al penoso tentativo di far finta che nulla fosse accaduto, nonostante il pesante attacco rivoltogli dal Presidente del Consiglio che lo ha accusato di essere sleale, opportunista, autoritario, di non avere cultura istituzionale e di aver abusato dei simboli religiosi per fare propaganda politica, con l’accusa finale di codardia quando nella replica Giuseppe Conte ha sottolineato la mancanza di coraggio nell’andare fino in fondo da parte di chi ha avviato la crisi; un giudizio negativo che neanche le forze di opposizione avevano fino ad oggi espresso con tanta severità.

A Salvini la voglia di rompere la maggioranza giallo-verde è indubbiamente venuta con il lusinghiero risultato delle elezioni europee, che lo ha convinto a tentare il passaggio dal governare al comandare; ne è la riprova la continua evocazione, in chiave minacciosa, delle piazze e la richiesta di avere i “pieni poteri”, una richiesta che già da sola descrive il profilo di chi la avanza e altrettanto bene definisce i motivi per i quali è opportuno che lo stesso “soggetto richiedente” stia il più lontano possibile da qualunque tipo di potere, soprattutto in un Paese che ha già sentito formulare la medesima richiesta da un certo Benito Mussolini, con le nefaste conseguenze che ben conosciamo.

A questo punto le elezioni sono certamente una delle possibili soluzioni, ma non certo l’unica aldilà degli scontati ritornelli salviniani. E’ infatti in Parlamento che si dovrà verificare la possibilità di proseguire la legislatura o andare al voto, con due avvertenze; se nascesse una nuova maggioranza nessuno potrebbe gridare allo scandalo visto che questo è ciò che prevede la Costituzione e che già un anno fa si formarono una maggioranza e un governo senza un esplicito mandato elettorale in tal senso; è poi ora di chiarire a Salvini (e a chi altri non lo avesse ancora ben chiaro) che per definire un sistema democratico è assolutamente insufficiente evocare le elezioni (per quanto libere e democratiche possano essere).

Un sistema per essere effettivamente democratico deve vedere assicurata la divisione dei poteri tra i diversi organi dello Stato (altro che pieni poteri!) e il rispetto degli organismi di democrazia rappresentativa, delle diverse competenze e delle procedure che ne regolano il funzionamento; basti pensare che spesso nella storia i regimi autoritari sono nati anche a seguito di elezioni a suffragio universale. Avanti nella ricerca di soluzioni, ma con grande prudenza e responsabilità, per non sbagliare o per sbagliare il meno possibile.

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