Dal contratto all’accordo politico

(di Massimo De Simoni)

 

Dopo il consueto rituale di consultazioni e riunioni di carattere programmatico e organizzativo è nato il nuovo Governo Conte che segna uno spostamento dell’asse politico dalla destra verso il centrosinistra.

E’ un importante passo in avanti che comporterà una diminuzione dei conflitti con le istituzioni europee, con gli organismi indipendenti interni ed internazionali, conflitti che erano stati aperti in modo strumentale per costruire dei nemici sui quali poter scaricare colpe e responsabilità di ciò che non funzionava o che non si era riusciti a far funzionare. Ciò consentirà di affrontare finalmente le reali questioni legate allo sviluppo ed alla crescita del Paese, anziché soffiare sul fuoco delle paure reali o percepite, o indotte da chi aveva interesse a diffondere insicurezza e instabilità generalizzata per poter poi raccogliere consenso e voti in modo più facile e sbrigativo.

Ora sentiremo il disco rotto della destra che ricomincerà a parlare di poltrone e potere (degli altri, ovviamente!) come se nel precedente governo si fossero occupati non di poltrone e potere, ma di poesia e arte varia, quando in effetti l’unica forma di arte che si è vista è stata quella delle serenate di Salvini sotto casa dei Cinque stelle affinché tornassero a governare insieme.

Il nuovo governo, tra le altre cose, segna il passaggio dal contratto all’accordo politico. Il contratto è infatti uno strumento giuridico che mette insieme soggetti diversi per finalità diverse, spesso addirittura opposte tra loro; la natura dell’accordo politico crea invece (tra soggetti che rimangono comunque diversi) almeno l’elemento di condivisione delle finalità e del percorso da seguire. Il ritorno della politica come momento di confronto e di condivisione delle scelte per il Paese è quindi il vero valore aggiunto del nuovo esecutivo.

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