Presentazione del Prof Sergio Rossi – Dialogo con gli artisti Marco Manzo (Tatuatore) Ale Senso e Maupal (StreetArtist) ed il giornalista Massimo De Simoni Interverrà Eugenia Bianchini – Direttrice dell’Accademia Regionale Ars Estetica in Roma. Sarà presente l’autrice – https://www.facebook.com/LibreriaPER Cosa hanno in comune il Tattoo e la Street Art in simmetrica espansione dagli anni ’70 ad oggi? La tesi di Carla Guidi nel suo ultimo libro: “Salvarsi la pelle con l’Arte” In un mondo immaginario e iperconnesso – Il Vicolo Edizioni (Cesena 2025) Per una sintesi si può leggere l’articolo – https://www.aboutartonline.com/cosa-hanno-in-comune-il-tattoo-e-la-street-art-in-simmetrica-espansione-dagli-anni-70-ad-oggi-la-tesi-di-carla-guidi-nel-suo-ultimo-libro/ Per ordinarlo su Amazon – https://www.amazon.it/dp/8885440843
Non è casuale un ritorno così importante e diffuso del tatuaggio e delle pitture murali nelle società democratiche e tecnologiche nord/occidentali. Tali espressioni grafico/pittoriche dalla lunga storia antropologica e non solo socio-estetica, sembravano essere state dimenticate da questi contesti culturali, comparse solo sporadicamente e segretamente, in specifiche sub-culture e situazioni limite sempre descrivibili come trasgressive o addirittura sovversive.
Riferendoci sempre a questo contesto culturale, dagli anni Settanta, le due pratiche artistiche di scrivere sulla pelle e/o sui muri sono prima ricomparse nel mondo delle “elite culturali” e/o politiche, ma anche in espressioni popolari fortemente trasgressive e – sull’onda della liberalizzazione socio-politica del corpo sessuato dalla rivoluzione del ’68, ma anche con l’apertura alla globalizzazione delle culture – sono letteralmente esplose, quasi in simmetrica espansione. Oggi, tali rinnovate forme d’arte sono entrate a pieno titolo nell’immaginario sociale ritrovando il valore salvifico, identitario e creativo di un nuovo modo di fare arte condivisa attraverso “la pelle”, un organo dai complessi significati fisiologici e simbolici che rappresenta al tempo stesso una protezione, un limite, una forma di contatto ed una espressione della memoria del corpo, da qui il titolo che allude alla metafora di “salvarsi la pelle con l’arte”. Con un breve riferimento alla mostra del 2007 di Street Art al PAC di Milano, curata da Vittorio Sgarbi, che sorprese quell’Italia ancora globalmente shockata dai vecchi graffiti, Carla Guidi si riferisce alla mostra che ha fatto davvero da spartiacque nel contesto Tatuaggio; “L’Asino e la zebra” organizzata da Renato Nicolini, nell’aprile del 1985 ai Mercati Traianei. Ricorda altresì che l’essere umano è sostanzialmente un essere simbolico, sottoposto alle leggi della cultura e del sociale (a differenza di altri mammiferi per i quali permane la funzione basilare della pelle) tanto che come Asley Montagu ha scritto, l’essere umano ha la sua base filogenetica in modalità “non specializzazione” catalogata come neotenia, cioè la conservazione negli adulti di caratteristiche fisiologiche e morfologiche proprie del periodo fetale, come la permanente disposizione ad imparare dalle esperienze, in una specie di infanzia infinita … Infine citando l’antropologo Ugo Fabietti ricordiamo che il concetto di confine ci riguarda. Infatti la storia dell’umanità, sembra essere accompagnata da un continuo processo di costruzione di confini e del loro continuo sconfinamento, ma rimanendo saldamente in rapporto con la comunità. Ma cos’è la pelle se non un confine? Ricordiamo che tra il cervello e la pelle, esiste una specie di corsia preferenziale, entrambi originati dallo stesso foglietto embrionale e che quest’ultima si trova ad essere inserita nello stesso tempo in un ordine concreto, immaginario ed infine simbolico, con un valore di confine tra io/altro, una protezione della nostra individualità psicofisica, ma contemporaneamente come primo strumento e regione di scambio con gli altri, soprattutto luogo di contatti fondamentali e fondativi fin dai primi giorni di vita.
Anche la Street Art o pittura murale (preceduta dallo stile detto Grafitismo con le sue valenze anche invasive e trasgressive) è una forma d’arte storica, rivisitata in questi ultimi anni con nuove modalità ed aspettative, che ambisce soprattutto a bonificare non solo le brutture ed il degrado di strade e muri abbandonati, ma di trasformarli addirittura in schermi visivi quotidiani, accrescendo la loro capacità estetica e comunicativa.
Forse è la stessa operazione che stanno tentando gli artisti-tatuatori, non sulla pelle delle nostre città martoriate, ma permettendo alle persone, segnando la loro pelle, di indossare un’opera d’arte totale che le rappresenti per la vita, non una mortificante Tunica di Nesso che non potranno più togliersi. A questo proposito Carla Guidi cita lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto che ha collegato l’attitudine ad illustrare il proprio corpo al “processo di individuazione”, distinguendo però i casi nei quali si trasforma la spiritualità del “corpo proprio” in una storia congelata. In sintesi il libro ci parla non solo di un’analogia tra la pelle umana ed i muri della città, anch’essa come organismo sociale dialogante, ci parla di film sull’argomento, di movimenti artistici come la Bodyart rivisitati da improbabili connessioni tra arte e scienza. Un ulteriore filo conduttore è costituito dalle ricerche sul “potere delle immagini” e dei possibili rapporti tra tatto e visione.