RAGGI-BIS, NO GRAZIE !

(di Massimo De Simoni)

Virginia Raggi ha annunciato la sua volontà di ricandidarsi come Sindaca di Roma nel 2021. E’ una sua libera scelta, come altrettanto libera è la nostra possibilità di valutare questo atto che attiene alla sua sfera di impegno pubblico, valutando l’operato dell’amministrazione pentastellata capitolina.

In una precedente nota (“Roma verso le elezioni del 2021” Idee, proposte e no ad alleanze pericolose – pubblicata il 20 luglio scorso su “Il Domani d’Italia”) avevo già esposto la mia idea sull’opportunità di estrapolare la questione-Roma dal ragionamento circa possibili alleanze con i cinque stelle per gli appuntamenti politici amministrativi; ovvero è plausibile pensare ad alleanze locali con il M5S, ma non a Roma per il simbolismo rappresentato dalla Capitale e per come è stata amministrata.

Il giudizio sulla qualità dell’amministrazione della città in questi quattro anni è ben riassunto dalla modalità scelta dalla sindaca per fare l’annuncio della sua ricandidatura, ovvero nel contesto ristretto di una videoconferenza con i consiglieri comunali del M5S, anziché in una manifestazione pubblica nella quale magari si sarebbe dovuta impegnare nel (non facile) compito di fare un bilancio politico della consiliatura che terminerà tra meno di un anno, ovvero delle tante cose non fatte o fatte male. Un imbarazzo da evitare con cura visto che mentre annunciava la sua ricandidatura, in una strada di Roma stava bruciando l’ennesimo autobus; quindi meglio la videoconferenza, due slogan, applausi e avanti come se nulla fosse.

Ormai – per evidenti motivi – è definitivamente tramontata l’epoca dello streaming e della trasparenza ostentata e utilizzata come una clava nei confronti degli avversari. Le modalità espressive con le quali ha parlato di tavole apparecchiate e di politici che mangiano, è poi una vera e propria offesa all’intelligenza dei romani.

Nell’assoluta assenza di idee e proposte per la città o di autocritiche per le tante insufficienze di questi quattro anni, la Raggi si è infatti rifugiata nell’ormai logoro ritornello dell’onestà grillina, dimenticando che da quando è alla guida del Campidoglio le cronache giudiziarie si sono più volte interessate di collaboratori che lei stessa aveva scelto e gratificato con importanti incarichi e lauti compensi (Marra, Romeo, De Vito, Lanzalone). Ma come si sa, per i propri amici i grillini applicano il criterio della presunzione d’innocenza fino alla sentenza definitiva (ma solo per loro).

Ma soprattutto è possibile che giunti a fine consiliatura si ripropongano ancora gli stessi argomenti di quattro anni fa, quando era sempre troppo presto per dare delle risposte ed era tutta colpa di quelli di prima?

Qualche strada asfaltata e qualche albero potato (peraltro nei mesi che precedono le elezioni), sono sinceramente insufficienti per legittimare una ricandidatura.

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