(di Massimo De Simoni)

Il Governo c’è, la politica non ancora! Ha finalmente preso forma il nuovo Governo Draghi accompagnato da un carico di aspettative grande, forse addirittura eccessivo.

Un mix di tecnici e politici molto diversi – se non addirittura incompatibili – tra loro, che fa del Governo Draghi un’esperienza inedita se si escludono gli esecutivi post-bellici, nati tra il 1945 e il 1947 (Governi Parri e De Gasperi) in condizioni assolutamente particolari ed irripetibili; in quel caso infatti si trovarono insieme forze molto diverse tra loro, ma che avevano in comune la battaglia (assolutamente non banale) della Resistenza e soprattutto il lavoro di costruzione della Carta Costituzionale dell’Italia Repubblicana.

Il Governo Draghi ha anche la caratteristica di rappresentare di fatto l’ultima opportunità per il nostro Paese; ma è una caratteristica, non un punto di forza o di merito. I mercati hanno salutato l’arrivo del nuovo Presidente del Consiglio con una fiducia inattesa ed una riduzione dello spread fin sotto i cento punti ed un eventuale fallimento del nuovo Governo scatenerebbe un “effetto-Draghi” di segno contrario, con uno spread fuori controllo ed un crollo della fiducia nei confronti dell’Italia; un costo che non ci potremmo assolutamente permettere di pagare.

Non a caso la prima raccomandazione che Draghi ha rivolto a tutti i ministri è stata quella di “dimenticare le rispettive casacche di appartenenza”. Quella raccomandazione è la cifra del nuovo esecutivo, indispensabile per questa difficile coabitazione. E’ una scommessa sulla possibilità di annullare le differenze tra destra e sinistra, o almeno di provarci fino a quando sarà possibile fare finta che possano convivere le idee diverse (avvolte anche molto diverse) sulla gestione dell’emergenza pandemica, come anche su flat-tax e progressività delle imposte, investimenti produttivi e politiche di redistribuzione, gestione del fenomeno migratorio, ecc.

Nei corsi di formazione politica si insegnava che i governi tecnici non esistono e che ogni esecutivo diventa inevitabilmente politico nel momento del passaggio parlamentare.

La fotografia del giuramento al Quirinale mostra i componenti del nascente governo ben distanti tra loro; vedremo in corso d’opera se il distanziamento è da attribuire solo alle misure anti-Covid o a qualcosa di più profondo in termini politici. Certo è che prima dell’entrata in scena di Draghi nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla possibilità di vedere in una stessa compagine governativa PD, LEU, M5S, Forza Italia e Lega; è un tema di riflessione anche per la legge elettorale, che va comunque rivisitata dopo il Referendum che ha ridotto il numero dei parlamentari.

 

Nota pubblicata sulle pagine FB di Agire Politicamente.