(di Massimo De Simoni)

 

Il documento votato all’unanimità dalla direzione del Partito Democratico per dare mandato al Segretario Zingaretti di verificare le condizioni per un possibile sostegno ad un esecutivo con il Movimento cinque stelle è un forte segnale di consapevolezza della difficoltà politica ed economica del Paese, soprattutto in un momento in cui tutti i partiti sono attraversati da fratture e divisioni interne ivi compresa la “granitica” Lega, al cui interno cominciano ad emergere giudizi critici sulla gestione della crisi da parte dell’attuale leader indiscusso (indiscusso fino ad oggi !).

La ricerca di una convergenza con il M5S non sarà facilissima e dovrà passare attraverso una fase di confronto su temi di carattere politico e programmatico, anche per evitare (come giustamente richiesto dal Presidente Mattarella) di dare vita ad un governo che abbia il solo scopo di evitare le elezioni anticipate.

Il Partito Democratico non firmerà “contratti” con il M5 stelle, ma – se ci saranno le condizioni – cercherà un accordo politico su un programma; un accordo che segnerebbe il ritorno ad una politica che restituisce dignità alla mediazione ed alla sintesi tra posizioni diverse, una modalità non nuova per il PD e che al tempo stesso consentirebbe ai cinque stelle di fare un passo in avanti verso una strutturazione politica meno chiusa ed autoreferenziale rispetto alla prima versione “grillina” e della quale ricordiamo ancora le immagini degli ormai archiviati “incontri  in streaming”.

A chi oggi si stupisce della disponibilità del Partito Democratico a sedersi al tavolo con i Cinque stelle per cercare un accordo (poi si vedrà se si troverà) va ricordato che questa disponibilità del PD non è nulla di nuovo, visto che già nel 2013 Pierluigi Bersani e l’anno successivo Matteo Renzi tentarono di parlare con i Cinque stelle, ma (seppure con modalità diverse tra Renzi e Bersani) furono costretti entrambi a prendere atto che con il Movimento non era possibile iniziare alcun ragionamento che andasse oltre gli slogan e le invettive. Oggi la situazione è indubbiamente cambiata e la crisi che si sta consumando in queste ore potrebbe essere l’occasione per cogliere il doppio risultato di marginalizzare il becero sovranismo leghista e prendere atto di una maturazione dell’acerbo populismo pentastellato; una buona occasione per l’Italia.