La Costituente delle Idee a Bologna

(di Massimo De Simoni)

 

Alle porte degli anni venti del terzo millennio il Partito Democratico ha avviato una riflessione sulla difficile transizione politica italiana ed internazionale. Il ricordo di quel che furono gli anni venti del novecento e della nefasta parentesi fascista tra le due guerre, fa crescere la responsabilità di tutti i democratici affinché non si replichino delle disavventure di tipo autoritario.

In questo spirito si è tenuta nei giorni scorsi a Bologna la “Costituente delle Idee”, un confronto che ha portato sul palco mondi diversi e interessi in competizione o addirittura in contrapposizione tra loro riscoprendo le opportunità offerte dalla diversità e dal pluralismo delle idee. Tanti interventi e molti rappresentanti di diverse realtà associative e di categorie sociali e professionali, con il Segretario Zingaretti impegnato più ad ascoltare che a parlare affinché il vero protagonismo fosse quello dei partecipanti e degli invitati anziché quello degli organizzatori.

Un incontro che ha visto intervenire – tra gli altri – il gesuita Padre Francesco Occhetta, il leader della CGIL Maurizio Landini e il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia; esperienze diverse e storie diverse, ma contributi importanti e qualificati con la stessa ambizione di costruire una società con meno paure e più speranze per il futuro.

Agli atti dell’incontro di Bologna rimangono le parole di Landini sui diritti da riconoscere in capo alla persona in quanto tale piuttosto che in funzione del lavoro che si svolge, come anche il richiamo di Occhetta al Vangelo sui temi dell’accoglienza e sul dono della nostra vita per il prossimo e per il bene comune.

Trasudano davvero strumentalità e benaltrismo le critiche di chi ha cercato di sintetizzare le tre giornate di lavoro fermando l’attenzione soltanto su “ius soli” e “ius culturae” richiamati da Zingaretti nell’ambito di un programma più vasto ed articolato. E’ un incontro che non merita di essere banalizzato perché ha segnato la ripresa del dialogo con i corpi intermedi della società, con i protagonisti che si mettono in gioco accettando la sfida del confronto di idee.

E’ il contributo di una forza politica che si sente “una parte che pensa al tutto” senza rincorrere consensi con facili promesse che creano il pericoloso circolo vizioso di illusioni e delusioni con i cittadini che si allontanano dalle istituzioni.

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